“Siamo davvero quello che mangiamo?”…
In realtà, i più previdenti già in vista del concepimento e comunque, per assunto culturale ormai condiviso, i più consapevoli di noi fin dai primi giorni di gestazione, attraverso le progressive tappe della parabola che dallo svezzamento stà arrivando sempre più ordinariamente fino alla vecchiaia, vorrebbero “primum” almeno preservare la formazione degli organi, “deinde”, per quanto possibile, portare alla piena efficienza e mantenere nel tempo le loro funzioni.
A fronte della frustrante impotenza verso le sempre più numerose, incontrollabili e ansiogene variabili ambientali, l’alimentazione si presenta come uno dei pochi possibili, ma purtroppo sempre più diffusamente distorti e abusati, strumenti di potere decisionale ed esecutivo nell’autogoverno di quel piccolo regno che è il nostro corpo. La scienza si è responsabilmente fatta interprete e carico di questo compito ridistribuendone equamente l’onere tra tutte le sue branche, dalle più speculative come la psico-bio-fisica alle più pratiche come l’arte medica, in un continuum dimensionale unificato da suggerimenti comportamentali e rimedi, necessariamente trasversali alle singole limitanti classificazioni categoriali.
Alla radice profonda dell’interrogativo iniziale di questa sintetica riflessione troviamo la necessità di una cultura che renda possibile il riconoscimento e la progressiva piena espressione dell’Identità di ciascuno. Questa per altro viene spesso confusa con la personalità che, frutto dei condizionamenti temperamentali (relazionali) e caratteriali (genetici) procurati nel corso della vita dalle inevitabili interferenze ambientali nella loro più ampia accezione, ne maschera quasi teatralmente (per-sonum: “mascherone” che nel teatro antico amplificava suoni e mimica) l’essenza originale.
La voluta priorità dell’identità trasforma il dualismo mente-corpo in un complesso e inevitabilmente macchinoso network, ma al tempo stesso ne riordina la gerarchia finalizzando la cooperazione degli scienziati ad assegnare alle proprie discipline il nuovo ruolo di un contributo armonizzato e unificante.
Alla luce di queste considerazioni, a fondamento della nostra Scuola di Nutrizione Clinica, è nata la proposta di una Accademia di Docenti, specialisti nelle varie età, generi e discipline, non solo chiamati ad un aggiornato confronto dialettico con gli studenti e tra di loro, ma soprattutto motivati alla conferma interattiva del proprio ruolo e contributo formativo nella riscoperta condivisa di una identità umana e professionale.
*Direttore Scientifico Scuole A.I.Nu.C., Roma
Psichiatra, Psicoterapeuta, Omeopata r.O.M. Roma
Docente di PsicoBioFisica Medica (PBFM) Scuola di Specializzazione Psicosomatica, Ospedale “Cristo Re”, Roma
Docente di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia (PNEI) Università di Chieti