L'articolo di questo mese:


N. 43 - Settembre 2009:

La diagnosi delle intolleranze alimentari con il test citotossico.
Dr. Ercole Lauletta
 
Arianna salvò Teseo dal labirinto del Minotauro con un sottile e invisibile filo, che lo ricondusse al punto di partenza.
 
Migliaia di persone nel mondo occidentale, si trovano come Teseo alla ricerca di una via d’uscita del complicato percorso proposto dalla tecnologia (e talvolta dalla fantasia) ,per diagnosticare una o più eventuali intolleranze alimentari. La ricerca delle cause che stanno alla base della sensibilità al cibo non è una pratica da effettuarsi cosi’, per pura curiosità, perché và di moda o perché risponde alla tirannia di una eccessiva attenzione verso se stessi ( atteggiamento spesso misto a un forte narcisismo e ipocondria). 
Questo in virtù di comportamenti molto diffusi, stimolati dalle mode sul cibo e da tutto quanto fa alternativo, che porta soggetti labili o in cerca di alibi per abitudini alimentari scorrette a sentirsi più interessanti e/o liberati dai sensi di colpa proprio perché intolleranti a un alimento. Non c’è niente di alternativo o di speciale nella sensibilità agli alimenti: quanto la ricerca sta scoprendo è l’effetto di un mondo che cambia, ma ci convince solo sé comprovato da studi clinici e lavori scientifici seri e attendibili. Quando si presentano dei sintomi tipici di un malessere cronico , prima di effettuare la diagnosi di sensibilità al cibo, sarebbe bene assicurarsi con il proprio medico non esistono altre patologie in corso ed effettuare i relativi esami . Se tutto risulta normale, ma i sintomi persistono, vale la pena chidersi se per caso non esista un’intolleranza alimentare.
 
Sono passati 25 anni che utilizziamo nei nostri centri il test citotossico e nessuno di noi immaginava mai di raggiungere dei risultati così eclatanti. Ho lavorato per tanti anni per standardizzare tale metodica, soprattutto per renderla attendibile e riproducibile. Non so quanti corsi ho fatto nelle varie città italiane e Europee per insegnare tale metodica.
 
Si parla di test citotossico per la diagnosi delle intolleranze alimentari, quando” Il surnatante del paziente viene messo a contatto con allergeni alimentari liofilizzati. Dopo un periodo di incubazione i leucociti sono osservati al microscopio per le modifiche cellulari” The Lancet(30/4/1983 P.G. Fennel) . Agli inizi degli anni 60 Bryan e Bryan perfezionarono la metodica , poi dal 1981 in Italia il test è stato migliorato rispetto a quello statunitense, standardizzato e reso semplice ,affidabile, ripetibile,e ha ottenuto il brevetto europeo con il nome di CYTOTEST.
 
Presso L’Istituto Dermopatico dell’ Immacolata di Roma la dott.ssa Ornella De Pità e collaboratori ha condotto un recente studio di confronto fra la metodica citotossica e le IgG4 .Il confronto effettuato ha portato la Dott.ssa De Pità alle conclusioni dove il Cytotest sembra avere una sensibilità superiore ai test immunoenzimatici.
 
La SIAIC (società italiana di allergologia e immunologia clinica) sostiene giustamente la necessità di eseguire dei lavori scientifici sulla diagnostica delle intolleranze alimentari.
 
Forse pochi sanno che per quando riguarda il Cytotest vi sono già lavori scientifici che testimoniano questi studi. Se per altri sulle intolleranze alimentari questa nobilitazione scientifica è una chimera per il Cytotest è una realtà. (cefalea, colon irritabile, patologie pediatriche come otite e dolore addominale ricorrente,dermatite, orticaria cronica, iperattività nel bambino, epilessia, schizofrenia,autismo).
 
In circolazione esistono altri kit diagnostici di citotossicità, ma privi dei parametri di standardizzazione e delle notifiche, in quanto non rispondono ai criteri di qualità richieste dalle Istituzioni sanitarie competenti. Praticamente delle “brutte copie”
Eppure sono in commercio e vengono venduti e anzi pubblicizzati anche da farmacie e da riviste di categorie. Per quanto riguarda le imitazioni del test citotossico, vorrei mettere in guardia i consumatori ed esortarli a esigere sempre la massima qualità. Una delle aberrazioni di certe imitazioni al test certificato, è quello di proporre diagnosi per “intolleranze a funghi, farmaci, pollini…..” quando si sa che invece si tratta di allergie.
 
In circolazione ci sono test diagnostici anche per 100 o addirittura 200 alimenti, il che è esagerato: se c’è un problema di intolleranze alimentare è sempre legato a un alimento che si mangia quotidianamente (grano, latte, pomodoro, oliva ecc) perché l’intolleranza ,a differenza dalle allergie, non è altro che un accumulo di tossine alimentari.
 
Il problema serio della credibilità,sollevato da parte della comunità scientifica, dipende oramai solo dalla qualità e dalla serietà dei professionisti che si occupano di questa interessante materia.
Il fenomeno delle intolleranze alimentari oggi è come un iceberg: ci mostra solo la punta di un misterioso mondo tutto da scoprire, la cui esistenza non può più essere negata .Vincere la resistenza di molti specialisti della salute : medici, biologi e ricercatori è compito di chi si impegna con serietà a lavorare sulle varie sensibilità al cibo utilizzando quanto di meglio esiste al mondo in termini di qualità e affidabilità dei metodi diagnostici, seguendo di pari passo l’aggiornamento della ricerca più avanzata.
 
Noi non intendiamo contrapporci rigidamente a coloro che sollevano dubbi sull’esistenza delle intolleranze alimentari: desideriamo incontrarli e divulgare i dati clinici che abbiamo fin qui raccolti, nonché i risultati, le ipotesi, e gli obbiettivi della ricerca in questo settore di avanguardia in campo biomedico, convinti che è solo cosi che può iniziare un dialogo.
Non so se oggi il picco della moda sulle intolleranze alimentari è già entrato nella fase discendente: ciò di cui sono però fortemente convinto è il fatto che, passata la moda,resterà solo quanto c’era di vero e di serio in tutto questo gran parlare gestito più o meno correttamente.
 
E’ infatti in tale fase che si consoliderà la qualità e la veridicità di ciò che si afferma sull’argomento. Dove andremo allora? Se dai risultati clinici emerge che l’esistenza e la potenzialità del fenomeno delle intolleranze sono ormai un dato di fatto, non si può fare gli struzzi o chiudere gli occhi davanti alla realtà che emerge. Proseguiamo dunque fiduciosi nella ricerca e andiamo oltre la punta dell’iceberg: la realtà che si nasconde , oggi ancora in bilico fra il limite del misterioso e del verificabile, può riservare risultati sempre più interessanti e inaspettati dal punto di vista diagnostico e clinico.
L’invito alla comunità biomedica è quello di non precludersi a nuove opportunità: se dunque le intolleranze al cibo sono un dato di fatto, vale veramente la pena andare a vedere per scoprire cosa c’e oltre l’evidenza.

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